Scritto il 15/02/2023
Dott. Erik Gozzo

Quando incontro per la prima volta una paziente, spesso abbiamo una idea molto diversa di come far funzionare una dieta.

Lei si aspetta che io gli dia un foglio di carta o un pdf digitale con dentro un numero di pasti, un elenco di cibi per ognuno di essi, un conto delle calorie che dovrà assumere.

E’, insomma, completamente focalizzata sul che cosa e quanto dovrà mangiare.

Per me, invece, quelle sono questioni tutto sommato secondarie.

Il che cosa e il quanto, infatti, soprattutto con gli strumenti moderni e la quantità di informazioni gratuitamente disponibili su internet, ci vogliono 10 minuti a scriverli.

E la mia paziente ne impiega altrettanti a leggerli.

Se però non investiamo il tempo e le energie necessarie a risolvere insieme i 5 problemi fondamentali che la ostacolano, la dieta che gli prescriverò sarà assolutamente inutile.

Potrà magari seguirla per qualche tempo, perdere un po’ di chili, ottenere qualche risultato temporaneo, ma alla fine si ritroverà punto da capo, o addirittura con ancora più chili addosso.

Ti suona familiare? E’ la trappola dell’effetto yoyo, nella quale si cade spesso proprio per colpa delle diete ipocaloriche tradizionali.

Ma quali sono questi 5 problemi che, se non li risolvi, non fanno funzionare la tua dieta?

Vediamoli insieme uno dopo l’altro.

1. La fame

Se la dieta che stai facendo ti fa avere fame, è praticamente certo che non funzionerà nel lungo termine.

Per centinaia di migliaia di anni, infatti, una delle prime cause di morte per la nostra specie sono state le carestie.

Proprio per questa ragione, quindi, il nostro corpo e la nostra psiche reagiscono alla fame in maniera estremamente determinata.

Come dimostrato nel famoso Minnesota Starvation Experiment, il nostro tono dell’umore peggiora, la nostra aggressività aumenta, il pensiero del cibo diventa via via più opprimente e ossessivo.

Da individui razionali ed emotivamente equilibrati, ci trasformiamo progressivamente in un ammasso di carne e nervi che ha un solo desiderio: mangiare.

Qualunque dieta, dunque, che faccia provare al paziente una sensazione prolungata di fame, è destinata a fallire.

Non per mancanza di forza di volontà, ma perché i nostri meccanismi ancestrali di sopravvivenza alla fine prevarranno su quelle regolette scritte su un foglietto di carta.

Per questa ragione, una delle prime cose che insegno ai miei pazienti è la differenza fra cibi sazianti e cibi che invece non saziano .

E per questa stessa ragione, o per whatsapp o alla prima visita di controllo, prima o poi faccio a tutti i mie pazienti la stessa fatidica domanda: “Ha fame?”

Quando mi rispondono “Sí”, significa che c’è qualcosa che non funziona nella loro dieta.

2. Gli impulsi

Se, ogni volta che fai dei passi avanti, vanifichi tutto per l’impulso di un momento, non solo la tua dieta non potrà funzionare nel lungo termine, ma ti caccerai in una spirale di rimpianti e sensi di colpa.

Vedi, gli impulsi spengono la nostra razionalità e ci fanno compiere molto rapidamente azioni in maniera quasi incontrollabile e involontaria.

E’ a causa degli impulsi che corriamo troppo in macchina senza considerare i rischi; che esplodiamo improvvisamente di rabbia contro un parente o un collega d’ufficio; che lanciamo un oggetto delicato contro il muro; che facciamo ogni sorta di cose stupide e sconsiderate.

In pochi secondi, un impulso sbagliato può rovinare qualunque cosa: una relazione, una giornata, una vacanza e, naturalmente, una dieta.

E così, capita che sei stata a stecchetto per tutta la settimana e poi, improvvisamente, apri il frigo e mangi in pochi minuti quello che si mangia normalmente in 2 giorni.

O che, ad un aperitivo, nonostante i buoni propositi, di colpo afferri una pizzetta o un salatino, lo mangi, e poco dopo hai finito il vassoio.

Vedi, si tende a pensare che chi è sovrappeso mangi spesso, troppo e male, ma in realtà quasi sempre non è così.

La maggior parte delle persone sovrappeso, mangia bene per il 95% del suo tempo!

A non farli dimagrire, è ciò che consumano in quel 5% delle situazioni nelle quali cedono ai loro impulsi.

Per questa ragione, in una dieta che funziona, bisogna imparare

  • A riconoscere quali sono i cibi, le situazioni, gli avvenimenti, i pattern, che innescano il tuo impulso a mangiare
  • A riconoscere quali sono i “segni” che precedono quegli impulsi improvvisi
  • A mettere in atto strategie che siano in grado di disinnescare quei comportamenti prima che la loro forza diventi irresistibile

3. Il senso di deprivazione

Se una dieta ti fa sentire miserabile e triste, non può funzionare nel tempo. Alla prima difficoltà, al primo mese in cui perdi poco peso, alla prima settimana no, la abbandonerai per gettarti su quei cibi che “ti rendono felice”.

Il senso di deprivazione che si ha nel rinunciare a certi cibi, in particolare quelli a base di zuccheri e carboidrati, è, secondo me, uno dei segni più eclatanti della analogia fra certi cibi e la dipendenza da sostanze.

Pensaci su: un NON fumatore, non avendo mai fumato una sigaretta nella sua vita, vive benissimo anche senza.

Si diverte, esce con gli amici, lavora, studia, va in vacanza, senza sentire assolutamente alcun senso di mancanza o privazione per il fatto di non fumare.!

Un fumatore, al contrario, non riesce a godere davvero di nulla se, prima durante o dopo, non lo condisce con una sigaretta.

La stessa cosa capita per la dipendenza da certi tipi di cibi.

Trecentomila anni fa, quando il gelato e la pizza non esistevano, nessuno ne sentiva la mancanza.

Così come, allo stesso modo, un bambino che non ha mai mangiato la Nutella, non è certo meno felice di un altro che la mangia tutti i giorni.

Qual è quindi la ragione per la quale alcune persone, quando pensano che devono rinunciare a un qualche alimento, cadono quasi in depressione?

Semplice: hanno sviluppato una dipendenza fisica e psicologica!

Per questa ragione, in una dieta che funziona, bisogna creare consapevolezza nel paziente rispetto ai processi chimici e psicologici alla base della loro dipendenza.

E impostare poi le giuste strategie per uscirne.

4. Le occasioni sociali

Se non impari a dire dei sonori “NO”, la tua dieta non funzionerà mai nel lungo termine

Le persone che ci circondano, esercitano su di noi una enorme pressione sociale.

Non c’è nulla di sbagliato in questo, anzi!

Fin dalla notte dei tempi, infatti, l’appartenere ad un gruppo ha aumentato le nostre possibilità di sopravvivenza. Era quindi molto importante non esserne espulsi!

Siamo quindi portati – quando siamo in compagnia – ad evitare conflitti e ad attenerci, entro certi limiti, alle norme sociali che ci circondano.

Questo però, quando vuoi seguire una dieta per dimagrire, può crearti alcuni problemi.

Ti ritrovi infatti a dover:

  • Rifiutare il cibo che ti è stato offerto e che magari hanno fatto apposta per te
  • Mangiare meno di chi sta intorno
  • Mangiare in maniera diversa da chi sta intorno (in particolare chi fa una dieta chetogenica sa quante critiche può causare!)
  • Resistere a considerazioni apparentemente (attenzione! Solo apparentemente) ragionevoli del tipo “cosa vuoi che sia un pezzettino”, “non è che ingrassi se per oggi fai una eccezione”

Farlo può essere difficile!

Non sai quante mie pazienti escono dalla loro dieta per non offendere la suocera che ha preparato la cena o per non dover dire, a una cena di lavoro, di essere a dieta.

Non immagini neanche quanti danno fa, ogni giorno, la frase “dai, prendine solo un pezzettino, non ti farà mica male“.

Per questa ragione, una dieta che funziona deve darti gli strumenti per resistere alle pressioni sociali attorno a te e dire, a chi ti sta intorno, degli educati ma sonori “no”.

5. Le emozioni

Se continui a confondere emozioni e cibo, la tua dieta non potrà mai funzionare nel lungo termine

Sei stressata, mangi.

Ti senti giù perché sei ingrassata, mangi.

Hai avuto una giornata difficile, mangi.

Sei in vacanza che ti rilassi, mangi.

E’ un giorno di festa, mangi.

Chi è sovrappeso, spesso ha creato relazioni molto strette fra i suoi stati emotivi, negativi o positivi che siano, ed il cibo.

Paura, gioia, rabbia, tristezza, dolore, ansia, noia, nostalgia …. Non c’è emozione che in qualche maniera non li spinga a mangiare.

Si tratta, per lo più, di collegamenti assolutamente artificiosi, creati attraverso il marketing e le pressioni culturali che esso provoca.

Le multinazionali del cibo, infatti, spendono cifre astronomiche e ingaggiano i migliori cervelli del mondo per convincerci di assurdità come per esempio che:

  • una brioche sia in grado di coccolarci dopo una giornata difficile
  • una festa fra amici non sia tale senza una bevanda gasata zuccherata
  • una crema alle nocciole possa rendere migliori le nostre colazioni in famiglia
  • un gelato possa curare un momento di tristezza
  • quando siamo stanchi ci meritiamo un premio sotto forma di un qualche tipo di carboidrato processato.

La verità, però, è che la emozione più strettamente collegata al cibo – della quale la pubblicità si guarda bene di parlare – è il senso di colpa che proviamo ogni volta che cediamo di fronte ad esso.

Cosi come, credimi, non c’è nessuna “coccola” alimentare comparabile con la enorme soddisfazione di sentirsi finalmente in controllo di quello che si mangia.

Per questa ragione, una dieta che funziona deve restituire al cibo il posto centrale che merita nel contesto di una nutrizione sana ma, allo stesso tempo, smontare passo per passo tutte quelle sovrastrutture che ce lo fanno invece confondere con le nostre emozioni.

Dal foglio di carta al percorso terapeutico

Vuoi dimagrire, tanto e per sempre? Vuoi una dieta che funziona?

Dimenticati allora per un attimo il foglio di carta con la lista dei cibi e delle calorie, e concentrati invece sui veri problemi del perdere peso:

  • la fame
  • gli impulsi
  • il senso di deprivazione
  • le occasioni sociali
  • le emozioni

Per risolverli, un approccio chetogenico o low carb è una leva molto potente, ed è per questo che è quello che consiglio alla maggior parte dei miei pazienti.

Per prima cosa, infatti, esso si concentra sugli alimenti che saziano, ed evita invece quelli che io chiamo alimenti “affamanti”.

Inoltre, rimuovendo dalla tua dieta gli zuccheri e la gran parte dei carboidrati, attacca alla radice il problema della dipendenza da carboidrati, spegnendo gli eccessi e le tempeste emotive che da quella dipendenza derivano.

In questa maniera, mano a mano che ri-acquisisci il controllo su quello che mangi, recuperi anche quella sensazione di forza, libertà e consapevolezza che ti permette di fare fronte alle pressioni sociali e culturali che ti spingono verso i cibi sbagliati.

Fino a che, ad un certo punto, non sei più “ a dieta”, perché mangiare sano ed in quantità normali è diventato il tuo nuovo stile di vita.

Che poi è l’unica condizione nella quale si possono avere dei risultati davvero duraturi.

Ma tutto questo, naturalmente, non si ottiene in una visita di 40 minuti, e neanche grazie a un foglio di carta con scritto a che ora devi fare lo spuntino.

E’ necessario invece un percorso che ti guidi attraverso le difficoltà e le sfide del cambiare per sempre la tua maniera di mangiare.

Ecco, è questa una dieta che funziona.

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L'autore dell'articolo è il Dott. Erik Gozzo

Medico Chirurgo.
Membro di Low Carb USA, vive e lavora fra Città del Messico e l’Italia
Esperto di nutrizione e comportamento, è autore del libro bestseller “Il Kata della volontà – Come ottenere una forza di volontà d’acciaio”
È coautore di “Carbo – Loop. Come spezzare il circolo vizioso che ci porta ad essere grassi, stanchi e sempre affamati”.

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